Sindaco della città o sindaco dei suoi elettori?

sindacoIn un periodo storico in cui sembra che il tradizionale e basilare principio del rispetto di ruoli istituzionali è messo quotidianamente in discussone, non dovremmo più meravigliarci di quel che ci accade intorno. Eppure, proprio in questi giorni, grande è stata a meraviglia nell’apprendere una nuova teoria  secondo la quale un sindaco non rappresenta tutta la città, ma soltanto i cittadini della parte politica che l’ha votato. Ce lo fa sapere il sindaco di Messina, De Luca, il quale, rispondendo polemicamente ad una critica giornalistica sul suo operato, ha espressamente dichiarato che un sindaco, essendo un politico, non è tenuto ad essere super partes, obbligo al quale invece, sarebbe tenuto  un giornalista. Non sappiamo se la suddetta dichiarazione, quanto mai grave, a nostro avviso, sia stata fatta dal sindaco con convinzione oppure al solo scopo di screditare l’avversario del giorno (nel caso concreto, il giornalista) agli occhi dei suoi elettori meno preparati. In ogni caso, quale che sia la ragione che ne è alla base, sostenere che un sindaco non debba  essere super partes, significa disconoscere uno dei principi fondamentali dell’ordinamento democratico e cioè l’imparzialità degli organi istituzionali rispetto ai cittadini. Non  può esservi dubbio infatti che un sindaco rappresenti l’intera città e per questo non possa e non debba distinguere tra amici e nemici, tra sostenitori e detrattori, ma sia tenuto ad amministrare nell’esclusivo interesse della collettività (pur sempre nell’indiscusso suo potere di indirizzare la sua azione alle proprie idee politiche).,facendo da collante della propria comunità e non da elemento divisivo, fuori dalle logiche e dagli interessi di parte e di partito. L’affermazione del sindaco di Messina appare quindi del tutto fuori luogo e fa trasparire una concezione del suo ruolo pubblico finalizzata evidentemente a curare o privilegiare interessi di pochi (i suoi elettori) e non della città. A margine, va poi detto che è invece del tutto legittimo che il giornalista possa essere di parte, non rivestendo egli alcun ruolo pubblico ed esprimendo liberamente il proprio pensiero, lasciando ai lettori la possibilità di condividere le idee espresse come di dissentire (e, in tal caso, acquistare un altro giornale). Ricordiamo, è sempre bene farlo, che una stampa che si limiti a raccontare i fatti privi di opinioni (ovvero a riportare solo quelle gradite ai governanti) l’Italia l’ha già avuta, all’epoca in cui i treni arrivavano sempre in orario e si poteva lasciare aperta la porta di casa…

Autostrade A18 e A20: gli utenti vanno rimborsati

La problematica relativa alle disastrate condizioni delle autostrade A18 e A20, gestite dal Consorzio Autostrade Siciliane, si trascina ormai da quasi un decennio senza trovare  soluzione. A nulla sono valsi i numerosi incidenti stradali, anche mortali, verificatisi negli anni, le inchieste giornalistiche, le indagini della magistratura, le proteste degli utenti. A fronte di un pedaggio che, al suo interno, contiene anche una quota che per legge dovrebbe essere destinata alla manutenzione,  la condizione dei due tratti autostradali in questione rappresenta ancora un pericolo per gli automobilisti.

Considerato tuttavia che il pedaggio, come ha statuito la Cassazione, non rappresenta un’imposta, bensì un corrispettivo per il servizio offerto e che tale servizio non risulta conforme al prezzo pagato dagli automobilisti, ne discende il diritto di questi ultimi a vedersi rimborsata la quota di pedaggio teoricamente  destinata alla manutenzione, ma utilizzata ad altri scopi dal CAS.

Sarebbe auspicabile promuovere un’azione collettiva per richiedere al Consorzio Autostrade Siciliane  la restituzione di quanto indebitamente pagato.

Emergenza rifiuti terminata: e adesso?

Uscita da sotto le tonnellate di immondizia che per un mese l’hanno ricoperta, la città adesso si aspetta due cose: un servizio di raccolta dei rifiuti degno di una città civile (e, sotto questo aspetto, molto dipenderà dal senso di civiltà dei cittadini), e l’accertamento e l’individuazione delle responsabilità di quanto accaduto. Se è vero infatti che il superamento della fase emergenziale di raccolta dei rifiuti ha comportato per la collettività un onere economico superiore a centomila euro, è giusto e risponde agli ordinari criteri di gestione della cosa pubblica, che chi ha provocato tutto ciò risponda non soltanto di fronte all’ amministrazione comunale ma, anche e soprattutto, nei confronti dei cittadini. E ciò non per essere giustizialisti ( termine e concetto che aborriamo) ma solo per fa si che situazioni analoghe a quelle vissute dalla città per oltre un mese non abbiano più a ripetersi.

MESSINA. La nostra città. Parliamone

Se chiedessimo ad un messinese di descrivere in tre parole la sua città, difficilmente lo sentiremmo utilizzare aggettivi positivi. E questo, non perché Messina non meriti di essere raccontata anche con termini elogiativi, ma perché il messinese, per sua natura, nutre poca o nessuna considerazione per la propria città, verso la quale è più propenso ad evidenziarne i (numerosi) difetti, piuttosto che apprezzarne le doti. Purtroppo questo atteggiamento negativo, non si trasforma mai in rabbia costruttiva, in impulso ad un impegno attivo e concreto, in uno sforzo personale al miglioramento della comunità e della città, limitandoci, noi messinesi, alla critica pura e semplice, alla lamentela fine a se stessa, alla colpevolizzazione degli altri. Dimentichiamo, noi messinesi, che l’immagine che offre una città a chi la osserva da fuori, altro non è che l’immagine stessa dei suoi abitanti. E cosi se a Messina noi stessi abbiniamo istintivamente solo l’idea di una città sporca, confusionaria, disordinata, dimenticata, irredimibile (trascurando la sua luminosità, la sua solarità, la sua grande storia, le sue enormi potenzialità), è perché noi l’abbiamo resa tale, tutti noi, nessuno escluso. Non basta essere ( o ritenersi) un cittadino modello, rispettoso delle leggi del vivere civile, per pensare di avere la coscienza a posto e attribuire agli altri la responsabilità di una città malata. Occorre invece recuperare e tirare fuori, ognuno di noi, nel nostro piccolo, l’orgoglio di essere messinesi e adoperarsi fattivamente, quotidianamente, al cambiamento della nostra città. PARLIAMONE.