Autostrade A18 e A20: gli utenti vanno rimborsati

La problematica relativa alle disastrate condizioni delle autostrade A18 e A20, gestite dal Consorzio Autostrade Siciliane, si trascina ormai da quasi un decennio senza trovare  soluzione. A nulla sono valsi i numerosi incidenti stradali, anche mortali, verificatisi negli anni, le inchieste giornalistiche, le indagini della magistratura, le proteste degli utenti. A fronte di un pedaggio che, al suo interno, contiene anche una quota che per legge dovrebbe essere destinata alla manutenzione,  la condizione dei due tratti autostradali in questione rappresenta ancora un pericolo per gli automobilisti.

Considerato tuttavia che il pedaggio, come ha statuito la Cassazione, non rappresenta un’imposta, bensì un corrispettivo per il servizio offerto e che tale servizio non risulta conforme al prezzo pagato dagli automobilisti, ne discende il diritto di questi ultimi a vedersi rimborsata la quota di pedaggio teoricamente  destinata alla manutenzione, ma utilizzata ad altri scopi dal CAS.

Sarebbe auspicabile promuovere un’azione collettiva per richiedere al Consorzio Autostrade Siciliane  la restituzione di quanto indebitamente pagato.

Emergenza rifiuti terminata: e adesso?

Uscita da sotto le tonnellate di immondizia che per un mese l’hanno ricoperta, la città adesso si aspetta due cose: un servizio di raccolta dei rifiuti degno di una città civile (e, sotto questo aspetto, molto dipenderà dal senso di civiltà dei cittadini), e l’accertamento e l’individuazione delle responsabilità di quanto accaduto. Se è vero infatti che il superamento della fase emergenziale di raccolta dei rifiuti ha comportato per la collettività un onere economico superiore a centomila euro, è giusto e risponde agli ordinari criteri di gestione della cosa pubblica, che chi ha provocato tutto ciò risponda non soltanto di fronte all’ amministrazione comunale ma, anche e soprattutto, nei confronti dei cittadini. E ciò non per essere giustizialisti ( termine e concetto che aborriamo) ma solo per fa si che situazioni analoghe a quelle vissute dalla città per oltre un mese non abbiano più a ripetersi.

MESSINA. La nostra città. Parliamone

Se chiedessimo ad un messinese di descrivere in tre parole la sua città, difficilmente lo sentiremmo utilizzare aggettivi positivi. E questo, non perché Messina non meriti di essere raccontata anche con termini elogiativi, ma perché il messinese, per sua natura, nutre poca o nessuna considerazione per la propria città, verso la quale è più propenso ad evidenziarne i (numerosi) difetti, piuttosto che apprezzarne le doti. Purtroppo questo atteggiamento negativo, non si trasforma mai in rabbia costruttiva, in impulso ad un impegno attivo e concreto, in uno sforzo personale al miglioramento della comunità e della città, limitandoci, noi messinesi, alla critica pura e semplice, alla lamentela fine a se stessa, alla colpevolizzazione degli altri. Dimentichiamo, noi messinesi, che l’immagine che offre una città a chi la osserva da fuori, altro non è che l’immagine stessa dei suoi abitanti. E cosi se a Messina noi stessi abbiniamo istintivamente solo l’idea di una città sporca, confusionaria, disordinata, dimenticata, irredimibile (trascurando la sua luminosità, la sua solarità, la sua grande storia, le sue enormi potenzialità), è perché noi l’abbiamo resa tale, tutti noi, nessuno escluso. Non basta essere ( o ritenersi) un cittadino modello, rispettoso delle leggi del vivere civile, per pensare di avere la coscienza a posto e attribuire agli altri la responsabilità di una città malata. Occorre invece recuperare e tirare fuori, ognuno di noi, nel nostro piccolo, l’orgoglio di essere messinesi e adoperarsi fattivamente, quotidianamente, al cambiamento della nostra città. PARLIAMONE.