Sindaco della città o sindaco dei suoi elettori?

sindacoIn un periodo storico in cui sembra che il tradizionale e basilare principio del rispetto di ruoli istituzionali è messo quotidianamente in discussone, non dovremmo più meravigliarci di quel che ci accade intorno. Eppure, proprio in questi giorni, grande è stata a meraviglia nell’apprendere una nuova teoria  secondo la quale un sindaco non rappresenta tutta la città, ma soltanto i cittadini della parte politica che l’ha votato. Ce lo fa sapere il sindaco di Messina, De Luca, il quale, rispondendo polemicamente ad una critica giornalistica sul suo operato, ha espressamente dichiarato che un sindaco, essendo un politico, non è tenuto ad essere super partes, obbligo al quale invece, sarebbe tenuto  un giornalista. Non sappiamo se la suddetta dichiarazione, quanto mai grave, a nostro avviso, sia stata fatta dal sindaco con convinzione oppure al solo scopo di screditare l’avversario del giorno (nel caso concreto, il giornalista) agli occhi dei suoi elettori meno preparati. In ogni caso, quale che sia la ragione che ne è alla base, sostenere che un sindaco non debba  essere super partes, significa disconoscere uno dei principi fondamentali dell’ordinamento democratico e cioè l’imparzialità degli organi istituzionali rispetto ai cittadini. Non  può esservi dubbio infatti che un sindaco rappresenti l’intera città e per questo non possa e non debba distinguere tra amici e nemici, tra sostenitori e detrattori, ma sia tenuto ad amministrare nell’esclusivo interesse della collettività (pur sempre nell’indiscusso suo potere di indirizzare la sua azione alle proprie idee politiche).,facendo da collante della propria comunità e non da elemento divisivo, fuori dalle logiche e dagli interessi di parte e di partito. L’affermazione del sindaco di Messina appare quindi del tutto fuori luogo e fa trasparire una concezione del suo ruolo pubblico finalizzata evidentemente a curare o privilegiare interessi di pochi (i suoi elettori) e non della città. A margine, va poi detto che è invece del tutto legittimo che il giornalista possa essere di parte, non rivestendo egli alcun ruolo pubblico ed esprimendo liberamente il proprio pensiero, lasciando ai lettori la possibilità di condividere le idee espresse come di dissentire (e, in tal caso, acquistare un altro giornale). Ricordiamo, è sempre bene farlo, che una stampa che si limiti a raccontare i fatti privi di opinioni (ovvero a riportare solo quelle gradite ai governanti) l’Italia l’ha già avuta, all’epoca in cui i treni arrivavano sempre in orario e si poteva lasciare aperta la porta di casa…

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